Chi sperava in un via libera all’applicazione delle tecnologie nel calcio per favorire corrette decisioni da parte degli arbitri è certamente rimasto deluso. L’intervento di Pierluigi Collina sul sistema arbitrale alla sala conferenze di Stanford Bridge, lo stadio del Chelsea a Londra, non ha appoggiato alcun ammodernamento, neppure quello di utilizzare dei sensori per stabilire quando un pallone varca effettivamente la linea di porta.
Un punto assai sensibile per il pubblico inglese, defraudato di un gol decisivo nel match Inghilterra-Germania dei mondiali sudafricani dell’anno scorso che ha sancito l’eliminazione dal torneo della squadra di Fabio Capello.
L’ex miglior arbitro del mondo, ora designatore Uefa, ha assicurato che basta la presenza di due assistenti supplementari per stabilire se è stata realizzata una rete. E pur ammettendo che sono stati commessi errori anche in presenza di tali assistenti, ha concluso che è accaduto solo quando l’arbitro non ha seguito le loro segnalazioni.
Un passo indietro dopo che persino l’ultraconservatore presidente della Fifa, Joseph Blatter, aveva ipotizzato l’utilizzo di alcune tecnologie (dopo averlo in precedenza sempre respinto) proprio in seguito alle polemiche che seguirono l’eliminazione dal mondiale degli inglesi e un fuorigioco macroscopico non rilevato all’Argentina contro il Messico che gettò nel ridicolo un ottimo arbitro italiano come Roberto Rosetti.
Ormai la maggioranza degli appassionati, secondo i sondaggi, è favorevole alla rilevazione di molte infrazioni attraverso la tecnologia, sia con la cosiddetta “moviola in campo”, magari controllata dal quarto uomo, sia tramite sensori. Anche perché in questo modo arbitro e guardalinee potrebbero concentrarsi su quei falli di gioco sui quali nessuna tecnologia potrà mai sostituire il giudizio umano.
Collina ha invece preferito concentrarsi sui continui attacchi agli arbitri da parte della stampa, a suo dire troppo severa nel valutarne l’operato. “Il 98% delle decisioni sul fuorigioco della scorsa stagione sono state corrette”, ha argomentato l’ex giacchetta nera, aggiungendo che nessun giocatore o allenatore può vantare una percentuale così alta di successo. Abbastanza per far capire che per i prossimi appuntamenti internazionali, dagli europei del 2012 ai mondiali del 2014, non saranno introdotte le innovazioni più richieste dal pubblico.
Ci si continua a chiedere così come sia possibile che nel 2011, con un calcio che prevede un’incredibile velocità e sincronia da parte dei difensori nell’applicazione della trappola del fuorigioco, un povero guardalinee ultratrentenne, che certo non può allenarsi con la stessa frequenza di un giovane atleta, possa essere certo di valutare adeguatamente le posizioni in campo nell’attimo preciso in cui parte un passaggio. In attesa di un rinnovamento dei gerontocratici organismi che governano il calcio e delle innovazioni che porterebbero a valutazioni più eque, dovremo dunque continuare a sopportare l’amara massima di Vujadin Boskov: “È rigore quando arbitro fischia”.
Ph.: 10 Ninjas Steve




