Se il 23 marzo in Italia ricorre l’anniversario delle Fosse Ardeatine, una data altrettanto tragica viene ricordata il giorno dopo in Argentina. Il 24 marzo 1976 inizia uno dei periodi più drammatici e oscuri nella storia del paese sudamericano.
Il 24 marzo 1976, lo ripeto così ce lo ricordiamo, un gruppo di alti ufficiali dell’esercito guidato dal generale Jorge Rafael Videla rovescia il governo di Isabel Perón e instaura una durissima dittatura militare, avviando l’epoca dei desaparecidos.
Un regime repressivo e omicida di stampo nazista, che in tutti in modi ha tentato di piegare alla propria volontà chiunque gli si opponesse. Un regime contrario ad ogni idea di democrazia, che pur di ottenere obbedienza non ha esitato ad uccidere, torturare e sequestrare cittadini argentini fino al 1983, quando in seguito alla sconfitta militare nelle Falkland (Malvinas in spagnolo) da parte degli inglesi, avvenuta l’anno prima, fu costretto a cedere il potere a un governo civile.
Un regime che attraverso tre dittatori (a Videla sono poi seguiti Roberto Viola e Leopoldo Galtieri nel 1981) si è macchiato di crimini contro l’umanità, attuando un genocidio silente, facendo sparire nel nulla le sue vittime e facendo adottare ai militari i figli delle donne incinte che poi puntualmente venivano uccise.
Molti di questi cittadini, sebbene fossero a conoscenza del pericolo che correvano opponendosi al regime militare, sebbene sapessero che avrebbero potuto diventare a loro volta dei desaparecidos, hanno continuato a lottare e a combattere per la libertà, spesso pagando con la vita il loro coraggio.
Improvvisamente, da un giorno all’altro questi uomini e queste donne venivano sequestrati di nascosto e portati in uno dei 350 centri di detenzione particolari, tra cui l’ESMA (Escuela Superior de Mecánica de la Armada) e sparivano nel nulla.
All’interno di questi centri, questi cittadini venivano incappucciati, legati con le manette a mani e piedi e sistematicamente torturati, al fine di estorcere loro chissà quale confessione con vari metodi tra i quali la “picana”, uno strumento terribile ideato per trasmettere scariche elettriche capace di indurre sofferenze atroci senza però condurre alla morte.
Il dramma di quegli anni ha colpito anche molti italiani, direttamente o tramite parenti stretti. Una testimonianza diretta di quei terribili fatti è offerta dal libro Vite senza corpi. Memoria, verità e giustizia sui desaparesidos dell’ESMA (Saggi e letteratura) di J. Ithurburu – C. Colombi edito da Edizioni Gorree (PG) aprile 2011.
Dal racconto di Norma Berti una sopravvissuta di origini italiane, durante il processo ESMA: “… mi hanno messo nuda su una brandina metallica e hanno iniziato a torturarmi con la corrente elettrica, con la picana… sono piccoli elettrodi che si applicano sulle zone sensibili come le gengive, gli organi genitali e…anche ai seni. Danno scariche elettriche tali che una persona non muore ma sono terribilmente laceranti… ho sentito… odore di carne bruciata”.
Erano i torturatori e in particolare Jorge Acoste, scrive la signora Berti, a decidere quando un prigioniero doveva morire. “In una delle tre o quattro sessioni di tortura io chiedo acqua… e uno dei torturatori mi disse: “Io non ti do l’acqua perché se ti do l’acqua tu muori… lo decidiamo noi quando devi morire”.
Più di 30mila cittadini argentini sono stati uccisi di cui circa cinquemila solo all’ESMA.
Dal racconto di Alicia Milia: “un giorno il tenente di vascello Alfredo Astiz mi ha raccontato dei voli della morte: ‘Voi siete troppi e ci dobbiamo sbarazzare di quelli che non ci servono più. All’inizio vi buttavamo nel fiume ma i corpi erano riportati a riva. Allora abbiamo optato per il mare. Da quell’altezza l’acqua si trasforma in una lastra d’acciaio e l’impatto stesso sfracella i corpi. E quello che resta se lo mangiano le orche’”.
Era un regime astuto che agiva di soppiatto per non fare sapere all’opinione pubblica quanto stava accadendo e per evitare un intervento da parte della comunità internazionale, che per tanti anni è stata all’oscuro di tutto o ha preferito guardare dall’altra parte.
Con la precisione burocratica di cui i militari sono capaci lo stato argentino era stato suddiviso in zone e sottozone, creando una struttura capillare che si sovrapponeva alle istituzioni preesistenti senza escluderle. Semplicemente quando i militari entravano in azione la polizia si faceva da parte, nessuno vedeva né interveniva.
Leggendo il racconto dei testimoni, appare sconcertante il comportamento della chiesa e dell’ambasciata italiana, che sostanzialmente tacquero su tutto e negarono qualsiasi tipo di aiuto.
Dopo la fine del regime furono vari i tentativi di processare i colpevoli, ma nel 1986 l’allora presidente argentino Raúl Alfonsin con la legge del Punto Final bloccò ogni possibilità di processare i militari, e con la legge dell’Obediencia Debita perdonò i militari che avevano obbedito ad ordini superiori.
Ma l’indignazione delle madri e dei cittadini che ancora cercano i loro figli e gli amici scomparsi portò nel 2005-2006 all’eliminazione di queste leggi, consentendo l’avvio dei processi.
In Italia si svolsero due processi, uno nel 1994 che non portò a grandi risultati e il processo ESMA nel 1999 che condannò all’ergastolo Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignazio Astiz, Jorge Raul Vildoza, Antonio Vanek e Hector Antonio Febres.
Il processo ESMA si chiude con la morte dell’ammiraglio Emilio Eduardo Massera in un ospedale di Buenos Aires l’8 novembre 2010. Massera, responsabile ultimo della speciale determinazione criminale dimostrata dalla marina militare negli anni del golpe, era già stato condannato all’ergastolo in Argentina nel 1985, amnistiato dal presidente Carlos Menem nel 1990 e di nuovo condannato a vita per crimini contro l’umanità nel 1998. Dal 2004 viveva praticamente in stato vegetativo a causa di un aneurisma.
Dalla sentenza del processo italiano: “Massera è stato non solo uno dei principali ideatori del piano di eliminazione dei potenziali oppositori al regime dittatoriale… ma anche uno dei più attivi esecutori di quel medesimo piano”.
L’Argentina ha proclamato il 24 marzo “Giorno della Memoria”. Una data osservata anche nel nostro paese per ricordare che in quegli anni anche molti cittadini argentini di origini italiane hanno dato la vita per gli ideali di libertà e democrazia.
Nel video sotto l’attrice Irma Carolina Di Monte legge un brano del libro.




