Amanda Assolta, Giustizia Italiana sul Banco degli Imputati

MartellettoAmanda Knox e Raffaele Sollecito escono dal carcere e la giustizia italiana sale sul banco degli imputati. Comunque ci si voglia schierare in merito all’omicidio di Meredith Kercher – colpevolisti o innocentisti – non si può negare che un efferato delitto è rimasto impunito e che coloro che ne erano stati accusati sono stati prosciolti grazie a una perizia super partes che durante il processo di primo grado non era stata ammessa dai magistrati.

Proprio sulla base di questo elemento, l’avvocato di Raffaele, Giulia Bongiorno – che dal caso Andreotti ha acquisito una notorietà degna di Perry Mason -, aveva espresso ottimismo alla famiglia del suo assistito nell’imminenza del verdetto. In primo grado, al contrario, la Bongiorno si era detta certa della condanna degli imputati.

La stessa Bongiorno e Carlo Dalla Vedova, legale di Amanda Knox, ieri hanno parlato di “vittoria della giustizia“. Sta di fatto che due ragazzi poco più che ventenni hanno dovuto affrontare quattro lunghi anni in carcere, con un’accusa infamante marchiata addosso e l’appellativo “mostri” tatuato sulla loro pelle dai media. Forse, come ha sostenuto in un intervento sul Corriere della Sera lo scrittore-avvocato americano Scott Turow, solo perché Amanda è stata dipinta come “una giovane americana viziosa, promiscua e drogata”, proveniente “dalla capitale degli hippie”.

Ieri, prima della sentenza, Raffaele aveva ricordato la sua condizione alla corte: “per noi chiedono l’ergastolo o la pena di morte. Ma abbiamo vissuto 1400 giorni in una stanza di due metri e mezzo per tre. Ogni giorno in carcere è una morte“. Al di là di un sistema carcerario che tra sovraffollamento, diffusione della criminalità e strutture fatiscenti assomiglia sempre più a una tortura legalizzata, non si può dimenticare come nell’arco di quattro anni i magistrati siano giunti a conclusioni opposte, quando i fatti nuovi che hanno determinato il ribaltamento della sentenza erano già disponibili durante il processo di primo grado. Così come non va trascurato che prima di ottenere l’assoluzione, due ragazzi abbiano subito una punizione che rimarrà indelebile nella loro memoria e in quella dei familiari.

Forse in Italia andrebbe rivista la natura del processo indiziario, o più che altro garantito che, come vuole il codice di procedura penale, un cittadino possa essere condannato solo se la sua colpevolezza è provata “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Purtroppo nel nostro Paese il sacro principio del garantismo è stato profanamente innalzato da un personaggio discusso e discutibile come il premier Silvio Berlusconi, che in fase legislativa la giustizia l’ha sempre voluta plasmare ai suoi interessi.

Risultato inevitabile di questa anomalia è stato che le forze politiche avverse al Cavaliere si sono arroccate contro ogni ipotesi di riforma della giustizia. Non si può tuttavia dimenticare che ogni anno l’Italia viene pesantemente multata dall’Unione europea per la lunghezza dei processi e che un sistema che è complesso e farraginoso anche per gli addetti ai lavori (gli avvocati spesso chiedono l’amnistia anche per poter distruggere i milioni di fascicoli aperti) rischia di distruggere la vita di molti innocenti, così come accaduto ad Amanda Knox e a Raffaele Sollecito.

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