Gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a sviluppare la democrazia nel mondo arabo. Lo sostiene il filosofo anarco-socialista Noam Chomsky, in una lunga analisi delle prospettive della primavera araba in rapporto alla politica estera ed economica promossa da Washington.
Il padre della grammatica generativo-trasformazionale richiama alcuni capisaldi della politica internazionale degli Usa, a partire da A.A. Berle, consigliere di Franklin Delano Roosevelt, secondo cui controllare le riserve energetiche del Medio Oriente avrebbe condotto a “un sostanziale controllo del pianeta”.
Prima ancora di entrare nel secondo conflitto mondiale – ricorda Chomsky – il dipartimento di Stato Usa aveva già delineato i piani per il dopoguerra, che prevedevano il dominio americano su un’area molto vasta che includeva tra l’altro le ceneri dell’impero britannico in Medio Oriente. Quest’area è stata poi ulteriormente ampliata alla fine della guerra, con la stretta consegna di mantenere una “supremazia militare ed economica” volta ad assicurare la “limitazione di ogni esercizio di sovranità” nei paesi contrari agli interessi degli Stati Uniti.
Una concezione delle relazioni internazionali che secondo Chomsky è tuttora in vigore. La Nato, per esempio, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ha travalicato i propri scopi originari, trasformandosi in una sorta di polizia internazionale volta a proteggere gli interessi statunitensi, in particolare la sicurezza delle pipeline che portano gas e petrolio agli Usa e ai loro alleati. La guerra in Iraq, sostiene il filosofo, è figlia di queste teorie e malgrado la retorica di George W. Bush era destinata a favorire gli investitori americani nella gestione delle ingenti risorse energetiche del Golfo Persico.
In Tunisia e in Egitto l’amministrazione Obama ha ufficialmente salutato con favore l’avvento di nuovi regimi improntati a una maggiore democrazia. Per Chomsky, tuttavia, gli Stati Uniti e i loro alleati “fanno tutto ciò che possono per prevenire un’autentica democrazia nel mondo arabo”.
Le motivazioni di questa scelta sono molto semplici: qualunque sondaggio d’opinione evidenzia come la stragrande maggioranza degli arabi consideri gli Usa e Israele come la peggiore minaccia che possa affrontare: è così per il 90% degli egiziani e per il 75% della popolazione dei paesi arabi in generale. In Egitto, tra l’altro, addirittura l’80% dei cittadini ritiene che la sicurezza mondiale migliorerebbe se l’Iran fosse dotato di armi nucleari. “Se l’opinione pubblica influenzasse la politica di questi paesi – afferma il filosofo – gli Stati Uniti non solo non controllerebbero la regione ma ne sarebbero espulsi assieme ai loro alleati”.
Ph.: Synne Tonidas




