25 Aprile: “Quella Munella”, un Racconto per Bambini per Non Dimenticare [Intervista]

Luigina Meco NicolòCol passare degli anni è sempre più difficile tramandare l’esperienza della lotta di liberazione dal nazifascismo conclusa con la grande insurrezione del 25 aprile 1945.

I protagonisti della Resistenza e i padri fondatori della Repubblica sono ormai quasi tutti deceduti e spesso i loro figli trascurano l’importanza di ricordare alla loro progenie che è necessario restare sempre vigili affinché il buio passato di quel ventennio non torni mai più.

Proprio perché riteniamo indispensabile che gli italiani non dimentichino la miseria, la distruzione e le persecuzioni portate dal fascismo, in occasione della ricorrenza del 25 aprile abbiamo intervistato Luigina Meco Nicolò, membro dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi).

Settantotto anni, un’intelligenza viva e un carattere indomabile, Luigina non fa mistero della fede politica ereditata dalla famiglia e dalla sua personale esperienza: “Io starò sempre con la classe operaia, con il povero, con chi soffre”. Un’empatia verso il prossimo che traspare nel suo breve racconto “Quella munella (Ricordi di Guerra)”, che verrà distribuito al simbolico prezzo di 1 euro nelle piazze della capitale durante le celebrazioni della Liberazione.

Il racconto è destinato a un pubblico di bambini, proprio affinché il patrimonio di esperienza accumulato negli anni non vada perduto. “Sono stata nelle scuole a raccontare la mia storia e quella dei miei compagni. Ho trovato sempre una grande attenzione da parte dei ragazzi. I bambini oggi sono intelligentissimi e molto curiosi. È importante che conoscano dove affondano le loro radici”.

Così, sebbene il racconto abbia un linguaggio semplice e contenuti che omettono particolari truculenti, rende perfettamente l’idea di cosa significa vivere un’infanzia segnata dalla fame, dalle prepotenze continue, da un clima di violenza indiscriminato.

Molto toccante, in particolare, il racconto di lei bambina che sente da una stanza il tentativo dei tedeschi di violentare la madre, poi salvatasi con un vecchio ma sempre efficace espediente: “Io molto malata… io tubercolosa”, disse la madre di Luigina ai soldati del Terzo Reich agitando una boccetta contenente il nauseabondo unguento usato dalla nonna per curare i reumatismi. Il risultato fu che la donna venne picchiata a sangue ma quantomeno evitò la violenza sessuale.

Il periodo che va dall’8 settembre 1943 alla Liberazione è un periodo durissimo per Roma, malgrado il goffo tentativo del governo Badoglio e di Papa Pio XII di dichiararla “Città aperta” (per gli amanti del neorealismo va suggerito il capolavoro di Roberto Rossellini “Roma Città Aperta” del 1945).

Gli anni del fascismo sono stati tutti brutti per noi, perché la mia famiglia era antifascista, abbiamo subito angherie di tutti i generi”, racconta Luigina Meco Nicolò. “Ma certo, gli anni dello sfollamento sono stati i più drammatici, perché abbiamo vissuto davvero la fame. Siamo arrivati a mangiare tutto ciò che si trovava… Mi mettevo in bocca anche le breccolette, ho mangiato persino una biscia”.

Evitare che quel passato ritorni è ormai tra gli scopi dell’esistenza di Luigina e dell’Associazione dei partigiani. Anche per questo la signora Meco Nicolò ci tiene ad omaggiare la memoria di Rosario Bentivegna, il partigiano che mise la bomba a Via Rasella, l’episodio che fece da pretesto ai nazisti per massacrare 335 italiani alle Fosse Ardeatine. Bentivegna ha vissuto cinquant’anni con l’accusa di aver indirettamente contribuito all’eccidio.

Ho conosciuto personalmente Bentivegna e ovviamente ritengo assurde le accuse mosse contro di lui. Eravamo in guerra, i tedeschi erano nemici ed era ovvio che si facessero azioni di guerriglia se ce n’era la possibilità”. La morte del partigiano ha causato polemiche persino fuori dalla camera ardente, quando il leader de La Destra Francesco Storace ha commentato “non piango un assassino”. Per fortuna, a ristabilire la memoria di Bentivegna ci ha pensato il presidente Giorgio Napolitano, che ha definito “indiscutibile il valore ideale del suo coraggioso apporto alla liberazione della capitale e del Paese dalla tirannia nazifascista”.

Purtroppo, questa memoria tradita o dimenticata è molto diffusa. E la signora Luigina non vede con grande ottimismo la situazione socio-politica attuale: “Purtroppo la sinistra ha fatto i suoi errori, in particolare perché si è sempre fatta dividere. Si dice che gli americani ci abbiano liberato ma purtroppo ci hanno comprato. Loro hanno sempre avuto il senso del possesso. E hanno sempre fatto sì che le sinistre non potessero governare, facendo in modo di favorire divisioni al loro interno”. L’unica speranza rimangono le nuove generazioni, alle quali è destinato il racconto di “Quella munella”.

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